Afta epizootica: aggiornamenti epidemiologici
L'afta epizootica è una malattia virale altamente contagiosa che colpisce gli ungulati domestici e selvatici. Nonostante sia stata osservata in Europa a partire dal XVI secolo ed eradicata negli anni ‘90, rappresenta tutt’ora una delle più importanti malattie del settore zootecnico a livello globale, a causa del grande impatto economico dovuto a perdite produttive dirette, agli ingenti costi di gestione ed eradicazione e per le severe restrizioni commerciali che conseguono alla perdita dello status di “Paese indenne”.
Dal punto di vista normativo, è annoverata tra le malattie di categoria A secondo il regolamento UE 2016/429, pertanto sono previste rigorose e stringenti misure di gestione e di prevenzione al fine di impedirne l'introduzione e la diffusione. Queste misure si rendono necessarie a causa della persistenza dell’afta epizootica nelle aree limite del continente europeo che è quindi suscettibile al costante rischio di reintroduzione.
Il virus, appartenente alla famiglia Picornaviridae, è caratterizzato da una elevata variabilità genetica e dalla presenza di sette sierotipi immunologicamente distinti (O, A, C, Asia 1, SAT 1, SAT 2, SAT 3). Si pensa che il sierotipo C sia ormai estinto, le ultime identificazioni risalgono infatti al 2004 in Sud-America e in Kenya. La caratterizzazione dei virus isolati nelle aree endemiche, in gran parte del continente asiatico e africano, ha consentito di identificare 7 pool di virus in relazione a specifiche aree geografiche, e attivate dalla presenza di diversi sierotipi e topotipi (Figura 1).
Figura 1. Distribuzione geografica dei pool virali dell’afta epizootica nelle aree endemiche, con indicazione dei relativi sierotipi e topotipi
Tali differenze richiedono strategie diversificate e vaccini specifici per il controllo della malattia nei diversi pool.
Situazione epidemiologica attuale: cosa è successo in Europa
L’Unione Europea è storicamente considerata indenne da afta epizootica senza ricorso alla vaccinazione e grazie all’ausilio di rigorosi sistemi di sorveglianza e gestione del focolaio basato sulla politica di “stamping out”. L’ultimo grave episodio epidemico si è verificato nel 2001 nel Regno Unito, registrando elevatissime perdite economiche per il coinvolgimento di più di 2000 aziende, l’abbattimento e lo smaltimento di oltre sei milioni di animali con conseguenti procedure di pulizia e disinfezione, e le ingenti perdite nel settore agricolo e alimentare. Tuttavia la presenza endemica della malattia nei paesi vicini o confinanti e in tutto il Medio Oriente, la globalizzazione del commercio e i massicci trasferimenti di persone e materiali rappresentano importanti fattori di rischio per i Paesi indenni che devono mantenere elevato lo stato di allerta e la pronta capacità in caso di incursione.
Nel corso del 2025 la malattia è tornata a far parlare di sé a causa di una prima introduzione verificatasi in Germania, seguita successivamente da altri focolai in Ungheria e Slovacchia (Girault et al., 2025). La conferma dell’unico focolaio in Germania risale al 10 gennaio 2025 in un bufalo di una mandria di 14 animali deceduto in una riserva naturale nello stato del Brandeburgo, vicino a Berlino. Dalle lesioni riscontrate ed inizialmente sospette per Bluetongue è stato identificato un virus aftoso di tipo O (lineaggio O/ME-SA/SA-2018), strettamente correlato a un virus identificato in un focolaio di afta epizootica nella Turchia orientale lungo il confine con Armenia, Azerbaijan e Iran. Questo lineaggio ha origine dal Pool 2 (India e paesi limitrofi) e si è diffuso attraverso vie separate causando focolai in questi paesi dell'Eurasia occidentale e del Medio Oriente. Le autorità tedesche hanno rapidamente intrapreso un'ampia sorveglianza per dimostrare che non vi era stata un'ulteriore diffusione di questo virus nella fauna selvatica e domestica sensibile. A distanza di due mesi dal focolaio tedesco sono stati notificati focolai di afta epizootica in Ungheria e Slovacchia (confermati rispettivamente il 3 marzo 2025 e il 20 marzo 2025). La positività è stata inizialmente identificata in un grande allevamento di bovini da latte a Kisbajcs, in Ungheria, vicino al Danubio e al confine con la Slovacchia. Il virus responsabile è stato identificato come sierotipo O (sub-lineaggio O/ME-SA/PanAsia-2ANT-10), strettamente correlato ai virus rilevati in Pakistan (2017/18) e in Turchia (2024) e differente dal virus identificato in Germania. Ulteriori focolai sono stati rilevati in altri allevamenti di bovini da latte nella regione (cinque in Ungheria e sei in Slovacchia) con una zona di sorveglianza che si estendeva fino al territorio austriaco. Al momento, i tre paesi coinvolti nei focolai hanno riacquisito lo status di indenne senza vaccinazione, secondo i requisiti del WOAH. A distanza di quasi un anno, in data 15 marzo 2026, è stato notificato un focolaio in Grecia, sull’isola di Lesbo, che ha coinvolto un allevamento di 38 bovini e 250 ovini, con il riscontro di 9 bovini positivi. Al momento sono in corso gli approfondimenti diagnostici per definire il sierotipo coinvolto.
Questi casi rappresentano i primi focolai di afta epizootica in Europa dal 2011, quando l'afta epizootica è stata identificata nella provincia di Burgas in Bulgaria. Le analisi filogenetiche dei ceppi identificati nel 2025 suggeriscono che entrambe le incursioni del virus provengano dai paesi confinanti, anche se attualmente non sono ben chiari i percorsi specifici attraverso i quali questi due diversi virus siano entrati in Europa. L'introduzione parallela di due ceppi distinti di virus di afta epizootica in Europa, in un breve lasso di tempo, e la recente incursione in Grecia sollevano preoccupazioni, richiamando l’attenzione sulla ricerca di eventuali fattori comuni che potrebbero aver aumentato il rischio di diffusione della malattia nei paesi confinanti con l'Europa.
Emergenza sierotipi SAT in medio oriente
L’area del Medio Oriente (pool epidemiologico 3), storicamente caratterizzata dalla circolazione di sierotipi O, A e Asia 1, da qualche anno è stata oggetto di incursioni di sierotipi aftosi SAT, provenienti dal continente africano, che ad oggi continuano a circolare, assumendo le proporzioni di virus endemici (Di Nardo et al., 2025). Le prime incursioni dei sierotipi SAT sono da ricondurre al 2023, quando il sierotipo SAT 2, identificato nel 2022 in Etiopia si è diffuso inizialmente nella Penisola del Golfo (Bahrain e Oman) per poi diffondersi in Iraq, Giordania, Turchia. Questo virus (SAT2/XIV) era stato identificato, prima del 2022, una sola volta in Etiopia nel 1991, evidenziando quindi profonde lacune nei sistemi di sorveglianza in atto per tale malattia in Africa.
Nel 2025 abbiamo anche assistito ad una fuoriuscita dal continente Africano del sierotipo SAT 1, identificato in Tanzania nel 2020 che, come accaduto per il sierotipo SAT 2, ha fatto una iniziale incursione nella Penisola del Golfo (Bahrain, Kuwait) per poi diffondersi successivamente in Turchia, Iraq e, secondo recenti informazioni ufficiali, a Cipro. In particolare, le analisi filogenetiche dei ceppi identificati nell’area che sottende al pool 3 hanno evidenziato la co-circolazione di due differenti topotipi SAT 1 (SAT 1/I e SAT 1/III). L’incursione dei sierotipi SAT, storicamente circolanti nel continente africano, ha messo in evidenza la dinamicità del pool 3, oggetto di incursioni di virus sia provenienti dall'Asia (pool 2) che dall’Africa Orientale (Pool 4), eventi che determinano continui cambiamenti soprattutto nelle strategie vaccinali adottate nella regione, mettendo in evidenza la limitata disponibilità di vaccini nei confronti dei sierotipi SAT.
Situazione epidemiologica in Nord Africa
Anche in Nord Africa, negli ultimi anni, si è registrata la presenza di diversi focolai di afta epizootica causati da virus tipicamente circolanti nelle aree del centro Africa. In particolare, nel 2025 si segnalano positività in Egitto verso il sierotipo A e il sierotipo O, non ulteriormente caratterizzati, e verso il topotipo SAT 1/I, lo stesso identificato in Tanzania e successivamente diffuso anche in Kuwait e Turchia.
Dal 2018, nella regione si segnala inoltre l'introduzione del sierotipo O/EA-3, circolazione confermata a inizio 2025 in Libia, e una positività per il sierotipo O in Algeria, di cui non è noto il topotipo. Accanto a queste dinamiche legate all’incursione da paesi limitrofi, è necessario ricordare che nel 2022, l’Egitto ha subito anche l’incursione dei ceppi O/EURO-SA e A/EURO-SA, che precedentemente erano stati isolati e caratterizzati solo in Sud-America (pool 7). Questi focolai inaspettati furono monitorati attentamente considerando la loro potenziale ulteriore diffusione nel Nord Africa e nel Mediterraneo orientale (Soltan et al., 2022; Hagag et al., 2022).
Le continue incursioni in Nord Africa riflettono l’aumento degli scambi commerciali e, più in generale, delle movimentazioni di animali, persone e merci varie. Basti pensare alla recente creazione della Trans-Saharan Road corridor (Figura 2), una nuova strada che collega paesi dell'area del sud del Sahara con Algeria e Tunisia, favorendo la mobilità e gli scambi commerciali.
Figura 2. Mappa del tracciato della Trans-Saharan Road corridor, che collega i paesi a sud del Sahara con Algeria e Tunisia, favorendo la movimentazione di animali e gli scambi commerciali
Accanto a tali spostamenti è necessario anche ricordare la presenza di movimentazioni illegali di animali e prodotti lungo i confini e lo spostamento naturale di bestiame e animali selvatici per raggiungere aree caratterizzate da una maggiore disponibilità di alimenti e acqua, aumentando notevolmente la capacità di diffusione del virus.
Conclusioni
Sebbene l’UE mantenga lo status di area indenne senza ricorso alla vaccinazione, non si può sottovalutare il fatto che l’afta epizootica rimanga una minaccia sanitaria ed economica per l’Europa e l’Italia stessa. La globalizzazione dei mercati, l’intensificazione degli scambi commerciali e la crescente interconnessione tra sistemi produttivi, rendono il continente strutturalmente esposto alla possibilità di reintroduzione del virus. Questa malattia rimane infatti una delle malattie animali a maggiore impatto economico a livello mondiale: anche un singolo focolaio può determinare conseguenze rilevanti in termini di blocco delle esportazioni, restrizioni alla movimentazione e abbattimenti obbligatori.
I recenti focolai in Germania, Ungheria, Slovacchia e Grecia hanno evidenziato la possibilità che il virus possa riemergere anche in quei contesti caratterizzati da alti standard sanitari e avanzati sistemi di sorveglianza e biosicurezza. Pur essendo stati contenuti, grazie all’applicazione delle misure previste dalla normativa europea e dei piani di emergenza, hanno evidenziato una certa vulnerabilità e suscettibilità all’introduzione del virus. Contestualmente, la persistente endemia presente nel bacino del Mediterraneo e in aree del Vicino Oriente, continua a esercitare una costante pressione epidemiologica ai confini dell’Europa, imponendo un continuo livello di allerta e vigilanza. In tali ambiti, la circolazione virale può essere sostenuta da sistemi produttivi meno strutturati, da coperture vaccinali non omogenee o da difficoltà nei sistemi di controllo, aumentando la probabilità di diffusione transfrontaliera.
Considerando quindi l’attuale contesto e i molteplici fattori implicati nell’evoluzione epidemiologica della malattia, sarebbe opportuno non sottovalutare il rischio di introduzione nel nostro paese. Nonostante l’efficacia del sistema veterinario nazionale, dell’apparato normativo vigente e della capacità diagnostica dei laboratori di referenza, alcuni elementi del nostro Paese rappresentano fattori di vulnerabilità. Basti pensare alla nostra posizione geografica, al centro del Mediterraneo, alla presenza di continui e intensi scambi commerciali e le levate densità zootecniche registrate in alcune aree del territorio. Questi rappresentano sicuramente degli importanti fattori di rischio in grado di favorire una rapida diffusione in caso di introduzione.
In questo scenario, la prevenzione si configura come la strategia più efficace e sostenibile in un’ottica di rafforzamento della sorveglianza clinica per una tempestiva segnalazione di qualsiasi sospetto; in termini di investimento nella biosicurezza aziendale e di continua formazione di tutti gli operatori coinvolti nel settore. La prevenzione si fonda inoltre sulla cooperazione tra servizi veterinari, laboratori, allevatori e autorità competenti, nonché sulla condivisione trasparente delle informazioni a livello nazionale e internazionale. In conclusione, l’attuale condizione favorevole non deve indurre a un abbassamento della guardia: al contrario, essa rappresenta il risultato di un equilibrio che richiede vigilanza costante, aggiornamento continuo dei piani di emergenza e investimento strutturale nella prevenzione come primo e più efficace strumento di difesa.
Bibliografia
- Di Nardo, A., Shaw, A. E., Gondard, M., Wadsworth, J., Girault, G., Parekh, K., ... & King, D. P. (2025). Eastern Africa origin of SAT2 topotype XIV foot-and-mouth disease virus outbreaks, Western Asia, 2023. Emerging infectious diseases, 31(2), 368
- Girault, G., Tinak, M., Malik, P., Romey, A., Dirbáková, Z., Relmy, A., ... & Kassimi, L. B. (2025, September). Foot-and-Mouth disease is back in Europe in 2025: cases in Germany, Hungary and Slovakia. In 13th International Congress for Veterinary Virology (ESVV 2025): Including an EPIZONE Session
- Soltan MA, Mahmoud MM, Hegazy Y, Abd-Eldiam MM. Emergence of foot and mouth disease virus, serotype O, Europe–South America topotype in Egypt, 2022. Transbound. Emerg. Dis. 2022;69(5):2409- 11
- Hagag NM, Hassan AM, Zaher MR, Elnomrosy SM, Shemies OA, Hussein HA, et al. Molecular detection and phylogenetic analysis of newly emerging foot-and-mouth disease virus type A, Lineage EURO-SA in Egypt in 2022. Virus Res. 2023;323:198960.
Santina Grazioli and Tiziana Trogu
Centro di Referenza Malattie Vescicolari, Istituto zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia Romagna, Brescia (Italia)