Introduzione della Lumpy Skin Disease in Italia nel 2025: risposta sanitaria, controllo dell’epidemia e prospettive europee
Introduzione
La Lumpy Skin Disease (LSD, Dermatite Nodulare Contagiosa) è una malattia virale dei bovini causata da un Capripoxvirus (EFSA, 2015; WOAH, 2023) strettamente correlato ai virus del vaiolo ovino e caprino. La trasmissione avviene prevalentemente per via meccanica tramite insetti ematofagi (mosche, zanzare e zecche) (Yesilbag et al, Di Giuseppe et al, WOAH, 2023), mentre la trasmissione diretta tra animali ha un ruolo secondario. La LSD è classificata nell’Unione Europea come malattia di categoria A (Regolamento UE 2016/429 – Animal Health Law), ovvero una malattia normalmente assente nel territorio dell’UE che, in caso di introduzione, richiede l’adozione immediata di misure obbligatorie di eradicazione, analogamente a quanto previsto per altre patologie ad alto impatto sanitario ed economico, come la peste equina, la peste suina africana e l’afta epizootica. In questo contesto, l’individuazione precoce dei casi sospetti e l’attivazione tempestiva delle misure di controllo rappresentano elementi fondamentali per limitarne la diffusione e ridurne l’impatto sanitario ed economico sulla filiera zootecnica.
La malattia non è trasmissibile all’uomo e non rappresenta un rischio per la salute pubblica; tuttavia, il suo impatto sanitario ed economico sugli allevamenti bovini può essere rilevante. Il focolaio notificato in Italia nel 2025 ha rappresentato il primo episodio di LSD nell’Unione europea dopo l’entrata in vigore dell’Animal Health Law (EU) 2016/429 e si è verificato a distanza di circa un decennio dall’epidemia che, a partire dal 2015, aveva interessato diversi Paesi dell’Europa sud-orientale.
L’episodio epidemico verificatosi in Italia nel 2025 ha rappresentato la prima introduzione della malattia sul territorio nazionale e ha richiesto l’attivazione simultanea di strumenti sanitari, normativi ed organizzativi su scala nazionale ed europea. L’esperienza italiana costituisce pertanto un esempio concreto di gestione integrata di un’emergenza sanitaria animale in un contesto caratterizzato da elevata mobilità commerciale e interconnessione epidemiologica tra Paesi.
Evoluzione della Lumpy Skin Disease in Europa e prima introduzione in Italia, Francia e Spagna
L'LSD è stata segnalata per la prima volta in Europa nel 2015 (Beard, 2016; Tuppurainen et al., 2017), con focolai in Grecia conseguenti alla progressiva espansione del virus dalla Turchia. Negli anni successivi la malattia si è diffusa rapidamente nell’area balcanica, coinvolgendo Bulgaria, Macedonia del Nord, Serbia, Kosovo, Albania e Montenegro, con un picco epidemico registrato nel 2016 e migliaia di focolai notificati nel corso di un’unica stagione epidemica.
La diffusione osservata nei Paesi dell’Europa sud-orientale è stata influenzata da una combinazione di fattori ecologici ed epidemiologici. In particolare, l’elevata densità dei vettori competenti e le condizioni climatiche favorevoli alla loro proliferazione hanno favorito la diffusione del virus. A ciò si sono aggiunti sistemi di allevamento estensivi o semibradi, caratterizzati da una prolungata permanenza degli animali all’aperto e spesso associati a frequenti movimentazioni.
A partire dal 2016, l’Unione Europea ha coordinato campagne di vaccinazione di massa (EFSA, 2018; European Commission, 2017), affiancate dal rafforzamento delle attività di sorveglianza, dall’introduzione di restrizioni alle movimentazioni dei bovini e dal miglioramento delle misure di biosicurezza negli allevamenti. L’applicazione combinata di queste strategie ha determinato una rapida riduzione dell’incidenza della malattia già nel 2017 e la sostanziale interruzione della circolazione virale nella maggior parte dei Paesi interessati entro il 2018.
Pur rimanendo indenne, l’Italia ha rafforzato sin da allora le attività di sorveglianza veterinaria, in particolare attraverso il controllo delle movimentazioni animali mediante l’impiego integrato dei sistemi informativi sanitari. Parallelamente, sono state promosse campagne informative rivolte agli operatori del settore zootecnico, finalizzate ad accrescere la conoscenza della malattia e la capacità di riconoscimento precoce dei segni clinici. Questo patrimonio organizzativo e tecnico ha costituito la base operativa che ha consentito al sistema veterinario nazionale di reagire con tempestività all’introduzione della malattia nel 2025.
Il primo sospetto di LSD in Italia è stato notificato il 20 giugno 2025 in un allevamento estensivo di bovini da carne situato nel comune di Orani (Nuoro, Sardegna). La successiva conferma diagnostica, il 21 giugno, ha rappresentato il primo riscontro ufficiale della malattia sul territorio nazionale, determinando l’immediata attivazione delle procedure previste dalla normativa europea e nazionale in materia di sanità animale.
Le indagini epidemiologiche iniziali hanno ipotizzato come possibile via di introduzione il trasporto passivo di insetti ematofagi provenienti dal Nord Africa, veicolati da correnti atmosferiche favorevoli. Tuttavia, non sono state escluse altre possibili vie/modalità di introduzione, tra cui le movimentazioni animali avvenute nelle settimane precedenti.
A seguito della conferma del focolaio da parte del Centro di Referenza Nazionale per le Malattie Esotiche degli Animali (CESME), con sede presso l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise, Teramo (IZS-Te) l’adozione delle misure di contenimento è stata attuata attraverso un coordinamento istituzionale articolato su più livelli, tra Commissione Europea, Ministero della Salute e Servizi Veterinari regionali e territoriali. Tale coordinamento ha consentito una rapida condivisione delle informazioni epidemiologiche e l’attivazione tempestiva dei provvedimenti sanitari. Il sistema di risposta si è fondato su tre pilastri operativi: restrizioni territoriali immediate, tracciamento delle movimentazioni e sorveglianza clinica intensiva.
Nel corso del 2025, la malattia è stata inoltre segnalata per la prima volta anche in altri Paesi dell’Europa occidentale. Il 29 giugno 2025 è stato confermato un focolaio in Francia, in un allevamento bovino situato nel dipartimento della Savoia; a seguito di tale evento, parte del territorio della Valle d’Aosta è stata inclusa nella zona di sorveglianza istituita dalle autorità francesi. Successivamente, il 1° ottobre 2025, la LSD è stata notificata per la prima volta anche in Spagna, nella regione della Catalogna.
Questi episodi hanno evidenziato come anche aree precedentemente indenni possano risultare vulnerabili all’introduzione del virus. L’esperienza maturata in Grecia e nei Paesi balcanici, insieme ai recenti focolai registrati in Italia, Francia e Spagna, conferma come fattori ecologici, climatici e legati ai sistemi produttivi (EFSA, 2018; Yesilbag et al., 2023) possano favorire la diffusione della malattia nel contesto europeo, rendendo essenziali sistemi di sorveglianza efficaci e una risposta sanitaria coordinata tra Paesi.
Indagini epidemiologiche e attività di rintraccio
Immediatamente dopo la conferma del focolaio, il 21 giugno 2025, sono state avviate indagini epidemiologiche approfondite finalizzate a ricostruire le movimentazioni animali avvenute nel periodo a rischio di introduzione della malattia, identificato in via precauzionale nei due mesi antecedenti il rilievo del primo caso sospetto. Il tracciamento è stato supportato da strumenti di analisi delle reti di movimentazione, tra cui l’applicativo T-Racing (Candeloro et al., 2025), che ha consentito di ricostruire rapidamente i collegamenti epidemiologici tra gli stabilimenti, identificare rapidamente le aziende epidemiologicamente connesse al focolaio e definire le priorità delle attività di controllo e sorveglianza.
Le indagini hanno evidenziato che dallo stabilimento sede di focolaio erano state effettuate due movimentazioni verso stabilimenti situati in regione Lombardia, nelle province di Mantova e Cremona. Inoltre, nello stesso periodo considerato a rischio, dalla Sardegna erano stati movimentati complessivamente 11.236 bovini verso 118 aziende distribuite sul territorio nazionale. Sulla base di tali evidenze sono stati immediatamente attivati i rintracci epidemiologici sugli stabilimenti coinvolti.
Le attività di indagine hanno portato alla conferma, il 25 giugno 2025, di un unico focolaio secondario in uno stabilimento di bovini da carne nel comune di Porto Mantovano (Mantova, Lombardia), che aveva introdotto animali provenienti dall’azienda sede del focolaio primario durante il periodo a rischio. Tutti gli animali presenti sono stati abbattuti e smaltiti secondo le disposizioni previste dalla normativa vigente, e sono state effettuate operazioni complete di pulizia e disinfezione degli ambienti e delle attrezzature. Nelle zone di restrizione lombarde sono state eseguite 935 visite cliniche in 747 aziende, senza ulteriori conferme di malattia. L’intensa attività di sorveglianza ha consentito di prevenire l’instaurarsi di una circolazione virale secondaria nel Nord Italia e di circoscrivere la diffusione della malattia al singolo episodio secondario identificato. Parallelamente, sono state attuate campagne informative rivolte a veterinari aziendali, associazioni di categoria e allevatori, con l’obiettivo di rafforzare la capacità segnalazione precoce e l’applicazione delle misure di biosicurezza negli allevamenti.
Il 27-28 giugno 2025 si è svolta una missione EUVET dell’Unione europea, che ha ipotizzato un’introduzione del virus nei tre mesi precedenti l’identificazione del primo caso. Le attività di sorveglianza hanno interessato 1.774 stabilimenti in Sardegna e 62.799 animali controllati, con un totale di 79 focolai confermati. Parallelamente sono stati visitati 1.520 stabilimenti nel resto del territorio nazionale senza evidenza di infezione.
Dal 3 luglio 2025 il restante territorio della Sardegna è stato classificato come “ulteriore zona di restrizione”. Le decisioni si basano sulle Direttive regionali (Determinazione n. 710 del 03/07/2025) in linea con i Regolamenti delegati (UE) 2023/361.
Nel complesso, nel corso del 2025 sono state effettuate in Italia oltre 9.000 visite cliniche e più di 665.000 bovini sono stati sottoposti a controlli sanitari, includendo attività di rintraccio sia nazionali sia transfrontalieri con la Francia. Tale attività ha permesso di identificare possibili casi sospetti di LSD in 42 stabilimenti, per i quali le indagini di laboratorio condotte su tutti gli animali presenti, hanno consentito di escludere l’infezione.
Il sistema diagnostico nazionale per la Lumpy Skin Disease: rete IZS, CESME e caratterizzazione molecolare
La diagnosi ufficiale della LSD in Italia (WOAH, 2023) si basa su una rete nazionale strutturata che coinvolge i Servizi veterinari territoriali, gli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (IIZZSS) e il Centro di Referenza Nazionale per le Malattie Esotiche (CESME) presso l’IZS dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” di Teramo. I campioni sospetti vengono analizzati tramite PCR real-time presso l’IZS territoriale; quelli positivi o dubbi sono confermati dal CESME con saggi molecolari validati a standard europei, con isolamento virale e caratterizzazione genomica, a supporto delle indagini epidemiologiche e della sorveglianza europea.
Vaccinazione: strategia di controllo
Alla luce dell’evoluzione epidemiologica e del rischio di ulteriore diffusione, il Ministero della Salute ha autorizzato il ricorso straordinario alla vaccinazione d’emergenza, quale misura complementare alle azioni già in atto, tra cui le restrizioni alle movimentazioni, la sorveglianza clinica rafforzata e il potenziamento delle misure di biosicurezza negli allevamenti. La decisione è stata adottata nell’ambito di un approccio basato sulla valutazione del rischio, che ha tenuto conto della presenza di vettori competenti sul territorio, della densità degli allevamenti bovini e dei potenziali impatti sanitari ed economici associati ad una possibile ulteriore diffusione della malattia. In questo contesto, la vaccinazione ha rappresentato uno degli elementi chiave della strategia di controllo della LSD in Italia nel 2025, contribuendo in modo determinante alla riduzione della circolazione virale e alla progressiva estinzione dei focolai in Sardegna.
È stato utilizzato un vaccino vivo attenuato basato sul ceppo Neethling (Tuppurainen et al., 2017), prodotto da Onderstepoort Biological Products (Sudafrica), già impiegato con successo nei programmi di controllo attuati nei Paesi dell’Europa sud-orientale tra il 2016 e il 2017. Questo vaccino è in grado di indurre una solida risposta immunitaria sia a livello individuale sia di popolazione, contribuendo a ridurre la viremia negli animali vaccinati e, di conseguenza, a limitare la trasmissione del virus mediata dai vettori meccanici (EFSA, 2018).
La campagna vaccinale è stata avviata in via prioritaria in Sardegna, nelle settimane immediatamente successive alla conferma del primo focolaio (fine giugno – inizio luglio 2025), con l’obiettivo di raggiungere rapidamente un’elevata copertura immunitaria negli allevamenti bovini. Dall’avvio della campagna, sono stati vaccinati 231.883 capi, raggiungendo una copertura vaccinale del 96,24%, per un totale di 7.214 aziende.
Inoltre, a seguito della conferma di un focolaio di LSD ad Albertville, nel sud-est della Francia, la zona di sorveglianza istituita dalle autorità francesi ha interessato anche una porzione del territorio della Regione Valle d’Aosta. In risposta al rischio di introduzione della malattia dal territorio francese e all’inclusione di parte della regione nell’area di restrizione, la Valle d’Aosta ha avviato una campagna di vaccinazione preventiva estesa all’intero patrimonio bovino regionale, a partire dalle settimane successive all’istituzione delle zone di restrizione (inizio luglio 2025), conseguendo una copertura vaccinale del 96,65%, ottenuta mediante la vaccinazione di 24.896 capi appartenenti a 801 aziende.
L’implementazione della campagna vaccinale ha richiesto un’intensa attività organizzativa da parte dei Servizi Veterinari, comprendente la pianificazione logistica delle somministrazioni di vaccino, la registrazione nel sistema informativo nazionale degli animali vaccinati e il monitoraggio post-vaccinale. L’elevata adesione degli allevatori ha rappresentato un elemento determinante per il successo dell’intervento, a conferma dell’importanza della comunicazione istituzionale e del coinvolgimento attivo degli operatori del settore. Contestualmente, l’impiego dei vaccini vivi attenuati ha comportato anche implicazioni regolatorie e commerciali, in quanto ha influenzato le condizioni di esportazione verso Paesi Terzi, rendendo necessario un costante coordinamento tra autorità sanitarie e organismi competenti per il commercio internazionale al fine di garantire la continuità degli scambi e la corretta gestione delle certificazioni sanitarie.
Nel complesso, l’esperienza italiana ha confermato come la vaccinazione precoce, associata a elevata copertura immunitaria e integrata con sorveglianza, controllo delle movimentazioni e misure di biosicurezza, rappresenti lo strumento più efficace per interrompere la trasmissione della LSD, evidenziando l’importanza di un coordinamento istituzionale strutturato nella gestione delle malattie trasmesse da vettori.
Impatto sulla filiera zootecnica e lattiero-casearia
L’emergenza LSD del 2025 non ha rappresentato esclusivamente una criticità sanitaria, ma ha determinato effetti significativi sull’organizzazione produttiva, commerciale ed economica della filiera bovina nazionale, con particolare impatto sul comparto lattiero-caseario della Sardegna.
Pur in assenza di rischi per la salute umana o per la sicurezza alimentare, la gestione sanitaria delle zone soggette a restrizione ha comportato l’applicazione di misure precauzionali che hanno inciso indirettamente sulla continuità produttiva delle aziende. Il blocco delle movimentazioni animali e le limitazioni operative nelle aree di protezione e sorveglianza hanno influenzato la gestione della rimonta, la pianificazione produttiva e l’equilibrio economico degli allevamenti, generando una fase di significativa incertezza gestionale.
Sul piano commerciale, l’emergenza ha determinato una temporanea instabilità dei flussi di scambio nazionali e internazionali, legata sia alle restrizioni sanitarie sia alla percezione del rischio da parte dei partner commerciali. In particolare, l’adozione di misure precauzionali da parte di alcuni Paesi terzi, tra cui il Regno Unito, ha comportato la sospensione temporanea delle importazioni di bovini vivi e di specifiche categorie di prodotti, aumentando la complessità delle procedure certificative e organizzative per gli operatori del settore.
In questo contesto, la comunicazione istituzionale ha svolto un ruolo determinante nel chiarire l’assenza di rischi per il consumatore e nel mantenere la fiducia del mercato. Il coordinamento tra Servizi veterinari, istituzioni regionali e organizzazioni di filiera ha consentito di garantire la continuità delle attività di trasformazione e la regolare commercializzazione dei prodotti lattiero-caseari, contribuendo a limitare gli effetti sistemici dell’emergenza sulla filiera agro-zootecnica (EFSA, 2015; WOAH, 2023).
Impatto della LSD in Italia: una riflessione complessiva
L’introduzione della LSD ha avuto un impatto che è andato ben oltre il numero di focolai notificati e di animali abbattuti. La gestione dell’emergenza ha messo sotto pressione l’intero sistema di sanità animale, richiedendo uno sforzo straordinario in termini di risorse umane, organizzative e operative. In particolare, l’esperienza ha evidenziato l’importanza di una integrazione efficace tra sorveglianza epidemiologica (EFSA, 2018), strumenti informativi avanzati e capacità decisionale, ma anche la necessità di mantenere elevata l’attenzione su aspetti gestionali complessi, quali lo smaltimento delle carcasse e la gestione dei sottoprodotti di origine animale.
Un elemento determinante nella gestione dell’emergenza è stato il coinvolgimento attivo degli operatori del settore zootecnico. La comunicazione del rischio ha svolto un ruolo fondamentale nel garantire la diffusione tempestiva di informazioni sulla natura della malattia e sulle misure di prevenzione da adottare negli allevamenti. La collaborazione tra Servizi veterinari, veterinari aziendali, associazioni di categoria e allevatori ha contribuito a rafforzare la segnalazione precoce dei sospetti clinici e ad agevolare l’applicazione delle misure sanitarie previste.
In Sardegna, alcune caratteristiche strutturali del sistema produttivo hanno rappresentato un’ulteriore sfida operativa. Una quota significativa del patrimonio bovino è infatti allevata allo stato brado o semibrado, una modalità gestionale che rende più complesse le attività di controllo sanitario sul campo. In particolare, l’identificazione, il recupero e la gestione degli animali necessari per le visite cliniche, i campionamenti a fini diagnostici e le operazioni di vaccinazione hanno richiesto un notevole impegno organizzativo da parte dei Servizi veterinari e una stretta collaborazione con gli allevatori.
Alla luce dell’esperienza del 2025, la vaccinazione emerge come uno strumento fondamentale per il controllo della LSD, ma al tempo stesso come un elemento che richiede una pianificazione attenta, un costante aggiornamento delle procedure operative e una riflessione strategica sulla sua integrazione nei piani di prevenzione, senza abbassare il livello di sorveglianza né ridurre l’attenzione verso le misure di biosicurezza e di controllo dei vettori.
Indennizzi e misure di sostegno economico alle aziende zootecniche
Accanto alle misure sanitarie, la gestione dell’epidemia ha previsto strumenti di sostegno economico per le aziende colpite dalle restrizioni e dagli abbattimenti obbligatori. In Sardegna, la Legge Regionale n. 22/2025 ha stanziato 18,2 milioni di euro per garantire continuità produttiva e compensazioni per i capi abbattuti o non movimentabili, evidenziando come l’approccio alla LSD abbia integrato tutela della salute animale e sostenibilità economica.
Uno sguardo al 2026: cosa attenderci?
Guardando al futuro, il 2026 si apre con uno scenario complesso. Da un lato, la situazione italiana appare sotto controllo; dall’altro, la persistente instabilità epidemiologica in alcune aree dei Balcani, unita alla recente comparsa di focolai in Francia e Spagna, conferma che la LSD rimane una minaccia concreta per l’Europa.
Alla luce dell’attuale situazione epidemiologica, è fondamentale mantenere un livello di attenzione elevato, supportato da una costante rivalutazione del rischio di introduzione del virus, in particolare nei territori precedentemente indenni. In questo contesto, assume un ruolo centrale l’adozione di approcci basati sulla valutazione del rischio, finalizzati a identificare e mitigare le possibili vie di ingresso dell’infezione.
La vaccinazione si conferma uno strumento essenziale per il controllo della diffusione, tuttavia la sua applicazione deve essere attentamente ponderata e contestualizzata rispetto al livello di rischio specifico. Tale scelta richiede infatti un bilanciamento tra l’efficacia delle misure nel breve termine e la loro sostenibilità nel medio-lungo periodo, considerando anche gli aspetti legati alla gestione delle movimentazioni degli animali vaccinati e all’integrazione con strategie strutturali di prevenzione.
In questa prospettiva, un ulteriore elemento strategico potrebbe essere rappresentato dal rafforzamento della cooperazione sanitaria con i Paesi dell’area mediterranea attraverso il coordinamento di campagne vaccinali nei territori dove la malattia è endemica, in particolare nel Nord Africa, come nel caso della Tunisia. Tali interventi configurerebbero un “buffer sanitario extra-UE” (comunicazione personale, Dr Massimo Scacchia, IZSAM-Teramo), riducendo la pressione di infezione alle frontiere meridionali dell’Europa e il rischio di nuove introduzioni del virus nel territorio comunitario. Approcci di questo tipo, basati su interventi coordinati di prevenzione nelle aree limitrofe all’Unione Europea, sono stati discussi nel contesto della gestione delle malattie animali transfrontaliere e della cooperazione sanitaria internazionale (EFSA, 2018; WOAH, 2021; Commissione Europea, 2023).
Inoltre, trattandosi di una malattia trasmessa da vettori, il rafforzamento delle attività di sorveglianza entomologica assume un ruolo strategico nella prevenzione e nel controllo della diffusione della LSD. Il monitoraggio delle popolazioni di insetti vettori, integrato con modelli climatici e mappe di rischio, può contribuire a identificare precocemente le aree a maggiore probabilità di introduzione e diffusione del virus. In questo contesto, la cooperazione scientifica con i Paesi del Nord Africa, in particolare Tunisia e Libia, risulta fondamentale per promuovere sistemi di sorveglianza integrata e sostenere programmi di vaccinazione nelle aree endemiche, riducendo così il rischio di introduzione del virus nel territorio europeo. Tuttavia, la natura vettoriale della malattia rende complesso il controllo diretto dei vettori, evidenziando l’importanza di strategie integrate basate su sorveglianza, prevenzione e interventi coordinati a livello internazionale.
Il 2026 richiederà quindi equilibrio tra capacità di sorveglianza, inclusa quella entomologica, cooperazione internazionale e aggiornamento continuo degli strumenti operativi, per garantire risposta tempestiva a eventuali nuove introduzioni.
In conclusione, l’esperienza italiana evidenzia che la gestione efficace della LSD combina sorveglianza avanzata, vaccinazione tempestiva, misure di biosicurezza e coordinamento istituzionale. Questa esperienza offre un modello replicabile in altri contesti europei, dimostrando come un approccio integrato possa proteggere la salute animale e la filiera zootecnica, preservando al contempo la continuità produttiva e la sicurezza economica.
Ringraziamenti
Si ringraziano la Dott.ssa Daria Di Sabatino e il Dr Guido Di Donato per il contributo fornito attraverso la condivisione di materiale tecnico e per la revisione critica del manoscritto.
Bibliografia
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- Yesilbag K., Baldan Toker E., Yasar M., Casal J., Pratelli A. Lumpy skin disease threat in Europe: current situation, transmission dynamics and future prospects. Research in Veterinary Science. 2023.
Francesca Dall’Acqua, Alessandra Di Giuseppe
Centro Operativo Veterinario per l’Epidemiologia, Programmazione, Informazione e Analisi del Rischio (COVEPI), Istituto Zooprofilattico Sperimentale dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale”, Teramo