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Brucellosi suina:
una patologia sottostimata in Sardegna

Panoramica sulla brucellosi

La Brucellosi è una zoonosi diffusa a livello globale, causata da Brucella spp. Attualmente, risultano maggiormente interessati l’America, il Nord Africa e parte dell’Europa del sud (Qing-Long Gong et al., 2021). L’Australia e la Nuova Zelanda hanno impiegato più di 20 anni per raggiungere l’eradicazione nei bovini e attualmente risultano ancora indenni, grazie all’applicazione di programmi di mantenimento (Zhang et al., 2018). Il Giappone ha sostanzialmente eliminato la malattia e possiede valide strategie di sorveglianza (Yamamoto et al., 2008). Per quanto riguarda l’Europa, in Germania è stata raggiunta l’eradicazione della brucellosi bovina, ovina e caprina, ma, negli ultimi anni, l’infezione è ricomparsa in altre specie animali (roditori) (Hammerl et al., 2017).

In Italia continua ad essere presente, in particolar modo nelle regioni del sud; la Sardegna è una delle Regioni indenni da Brucellosi bovina e ovi-caprina, come riportato nella mappa in Figura 1, nella quale sono indicati i Territori indenni dell’Italia, così come individuati dalla Decisione Comunitaria 2021/385.

Recentemente è stato registrato un focolaio di Brucella canis in un allevamento commerciale nella regione Marche che ha coinvolto un elevatissimo numero di cani (De Massis et al., 2021).

Con l’entrata in vigore della nuova normativa sulla Sanità Animale, in particolare del Regolamento 429/2016 e dei Regolamenti Delegati, come si evince dalla tabella di cui all’articolo 2 del Regolamento 2018/1881, si è alzato il livello di attenzione anche sulla diffusione di infezioni da Brucella suis (Tabella 1). 

Tabella 1 Malattia di categoria B: malattia che deve essere oggetto di controllo in tutti gli Stati membri allo scopo di eradicarla in tutta l’Unione
Malattia di categoria D: malattia per la quale sono necessarie misure per evitarne la diffusione a causa del suo ingresso nell’Unione o dei movimenti tra Stati membri
Malattia di categoria E: malattia elencata per la quale vi è la necessità di sorveglianza all’interno dell’Unione.


Figura 1. Mappa della diffusione della brucellosi ovicaprina e bovina nel territorio italiano
Fonte:  Osservatorio Epidemiologico Veterinario Regionale

L’agente eziologico della Brucellosi, che colpisce sia gli animali che l’uomo, è un microrganismo Gram negativo, intracellulare facoltativo, asporigeno. All’interno del genere Brucella si distinguono 9 specie, B. abortus (biovar 1,2,3,4,5,6,9) (bovini, bovidae e i cervidi), B. melitensis (biovar 1,2,3)(pecore e capre), B. suis (biovar 1-5)(suini, renne, roditori selvatici), B. ovis (ariete), B. canis (cani), B. neotomae (ratto del deserto), B. ceti (mammiferi marini), B. pinnipedialis (mammiferi marini), B. microti (arvicoli comuni).

Brucella abortus, B. melitensis e B. suis sono le specie di maggior rilievo per la loro elevata patogenicità.

Brucella suis è l’agente eziologico della brucellosi suina, malattia cronica che provoca importanti disordini di carattere riproduttivo quali aborti, natimortalità, infertilità, orchite ed epididimite nei maschi. Sono state individuate 5 diverse biovars, tra queste le biovars 1, 2 e 3 sono patogene per suini domestici, cinghiali selvatici, bovini e pecore; la lepre europea (Lepus europaeus) e il cinghiale che sono stati identificati come reservoir naturali della biovar 2 (principale responsabile della brucellosi suina) (Qing-Long Gong et al., 2021; van Tulden P. et al., 2020). Le biovars 1 e 3 sono in grado di infettare anche l’uomo tramite esposizione diretta a secrezioni della cute e delle mucose di animali infetti, particelle di aerosol, consumo di alimenti infetti (latte e carne crudi). Un elevato rischio di infezione viene riconosciuto in particolar modo ai lavoratori del settore zootecnico a causa di una maggiore esposizione (veterinari, allevatori, addetti ai macelli) (Spickler Anna Rovid, 2018).

La produzione zootecnica mondiale attribuisce al settore suinicolo, rappresentato sia dalla produzione tradizionale su piccola scala che dalla suinicoltura intensiva, un ruolo molto importante poiché quella di suino è la carne maggiormente consumata, con oltre il 36% dell’assunzione di carne a livello globale. Questo valore si è mantenuto costante negli ultimi decenni, rafforzando il ruolo di questo settore nel comparto agroalimentare mondiale (Beltran-Alcrudo et al., 2019). La brucellosi è considerata una delle principali patologie che colpiscono questo settore dell’industria provocando ingenti danni all’economia (Qing-Long Gong et al., 2021).

Sono scarsi i dati sulla prevalenza della brucellosi suina nel mondo, ma è certo che andrebbero migliorate le condizioni e la densità degli allevamenti intensivi e, trattandosi di una patologia diffusa anche nei cinghiali selvatici, andrebbero migliorate le condizioni di biosicurezza dei suini dei piccoli allevamenti al fine di impedire i contatti con i selvatici e ridurre quindi la possibilità di contagi tra selvatico-domestico (Qing-Long Gong et al., 2021).

I metodi diagnostici quali la PCR permettono di determinare la presenza del DNA di Brucella in un campione. Quando possibile, Brucella spp. è isolata mediante la coltura di campioni che possono essere secrezioni uterine o mammarie, feti abortiti oppure specifici tessuti, quali linfonodi, milza e organi riproduttivi maschili e femminili. L’identificazione e la tipizzazione, utilizzando sequenze genomiche specifiche, possono essere metodi aggiuntivi per la caratterizzazione del patogeno (OIE, 2018).

Altri metodi diagnostici sono utilizzati per la diagnosi diretta di Brucella: per esempio è possibile giungere ad una dimostrazione presuntiva della presenza del patogeno nel materiale derivante da aborto o perdite vaginali utilizzando una colorazione specifica. Per quanto riguarda la diagnosi indiretta, i test sierologici (Rosa Bengala test, Fissazione del Complemento, ELISA, polarizzazione di fluorescenza) rappresentano test di screening e nessuno di questi è specifico per una determinata specie animale; pertanto, la presenza di campioni positivi a tali test di screening dovrebbe essere approfondita utilizzando una strategia di conferma o complementare stabilita.


Brucellosi suina in Sardegna

I dati relativi all’incidenza della brucellosi suina in Sardegna sono scarsi e quelli a nostra disposizione non permettono di valutare la reale prevalenza di Brucella suis. Pilo et al. in due lavori scientifici nel 2014 e 2015 hanno riportato rispettivamente una indagine relativa agli allevamenti che hanno manifestato problemi nella sfera riproduttiva e un’altra relativa al selvatico, utilizzando campioni provenienti dalla campagna venatoria.

Lo studio relativo al domestico ha interessato l’arco temporale 2007-2010, durante il quale sono stati sottoposti a screening i capi appartenenti a 108 allevamenti. Il 33% di questi allevamenti ha mostrato sieropositività ai test Rosa Bengala, Fissazione del Complemento ed ELISA, e gli esami colturali hanno evidenziato la presenza di un’unica specie infettante, B. suis (Biovar 2 confermata dal centro di referenza della Brucellosi dell’IZS di Teramo) (Pilo et al., 2014).

Per quanto riguarda il selvatico, nella campagna venatoria 2009-2010 è stata rilevata una prevalenza anticorpale del 6,1%, dato paragonabile ad altre regioni d’Italia (Piemonte e Campania) (Pilo et al., 2015; Bergagna et al. 2009; Montagnaro et al. 2010). Questo conferma, anche con gli isolamenti colturali e il rilevamento specifico mediante PCR nei capi sieropositivi, che i cinghiali rappresentano i reservoirs naturali di B. suis biovar 2 e i loro contatti con i suini domestici determinano la diffusione del patogeno tra queste due specie (Pilo et al., 2014; Pilo et al., 2015; Cvetnic et al., 2009).

Nel 2014, in Sardegna, è stato emanato un Piano di sorveglianza per la brucellosi suina applicato sia ai suini domestici che ai suini selvatici. Il Piano si sarebbe dovuto applicare agli allevamenti in base alla categorizzazione del rischio (da livello 1 a livello 5), nella realtà sono stati interessati prevalentemente gli allevamenti con sintomi evidenti. In molti casi sono stati sottoposti a screening sierologico per Brucella i campioni di emosiero prelevati nell’ambito di altre attività di controllo. Nel caso invece dei suini selvatici, il numero dei campioni sottoposti a controllo per la brucellosi è stato influenzato da diversi fattori, tra i quali la pressione di caccia nel territorio, e fattore di estrema importanza, la sensibilizzazione del mondo venatorio nei confronti di questa problematica sanitaria. Il Piano prevedeva, inoltre, la verifica del ruolo della lepre come reservoir di Brucella spp.  

I campioni sono stati sottoposti inizialmente ad uno screening mediante test di siero agglutinazione rapida (RBT) e successivamente, in base all’esito di questo primo esame, ad ulteriori test (Fissazione del Complemento, ELISA, esame colturale).

Nell’applicazione del Piano sono emerse delle criticità che hanno limitato una corretta valutazione dell’efficacia dello stesso: un esempio è l’assenza di dati relativi alle azioni di risanamento degli allevamenti collocati nei livelli di rischio 4 e 5.

L’analisi dei dati raccolti nell’intervallo temporale 2011-2014 ha permesso comunque di appurare l’importanza della brucellosi suina nell’ambito suinicolo, sia domestico che selvatico, e la sottostima di questa patologia e dei suoi effetti. Le aziende sede di focolaio hanno implementato elevati standard di biosicurezza, è quindi poco probabile che l’ingresso della malattia sia dipeso dal contatto tra suidi allevati e selvatici, mentre risulta più probabile la diffusione della malattia a causa dell’introduzione di riproduttori infetti (Relazione annuale al Piano Nazionale Integrato 2014).

Per quanto concerne la lepre, il numero di esemplari di lepre sarda (Lepus capensis mediterraneus) abbattuti durante l’esercizio venatorio e sottoposti a controllo non ha consentito di mettere in relazione la possibilità che questo mammifero sia un reservoir di Brucella suis, come invece ampiamente dimostrato nel resto del continente Europeo (Lepre bruna europea).

Attualmente l’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna si sta occupando di un progetto di ricerca finalizzato, tra l’altro, a stimare la prevalenza della brucellosi suina nella regione e allo studio della diffusione dei biotipi circolanti nelle popolazioni domestiche e selvatiche, informazioni necessarie per poter poi condurre un’adeguata analisi del rischio.


Bibliografia

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Annamaria Coccollone , Daniela Mandas , Manuele Liciardi
Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Sardegna “G. Pegreffi'', SCDT di Cagliari

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