Ancora tre tartarughe spiaggiate sulle coste abruzzesi e molisane nello scorso fine settimana

 

 

Durante il fine settimana sono stati ritrovati morti ben tre esemplari di tartaruga Caretta Caretta sui litorali delle coste abruzzesi e molisane. Continuano, incessantemente, le attività finalizzate all’accertamento delle cause di morte delle tartarughe da parte del personale dell’IZSAM, in stretta collaborazione con la Guardia Costiera, con i Servizi Veterinari competenti e con i volontari del Centro Studi Cetacei. La sinergia tra i soggetti coinvolti, consente di intervenire frequentemente su carcasse in buono stato di conservazione, requisito fondamentale ai fini dell’accertamento, in sede di autopsia, delle cause di morte.

 

I risultati autoptici evidenziano, ancora una volta, l’impatto che le attività dell’uomo hanno nei confronti delle tartarughe marine; infatti, in oltre il 50% degli esemplari esaminati, sono state riscontrate lesioni riconducibili ad attività umane, tra cui alcuni sistemi di pesca e l’impatto con i natanti.

Ricorrenti sono, infatti, le lesioni da impatto con eliche (lo dimostrano le fratture lineari del carapace, le amputazioni) e con reti da pesca (annegamento, occlusione intestinale).

 

Inoltre, da alcuni anni a questa parte, è frequente il riscontro, in sede autoptica, di residui di plastiche nel tubo digerente, presenti nel 55% degli animali esaminati. In ben tre casi la presenza di frammenti di plastica a livello intestinale è stata identificata quale causa di morte. 

 

Se da un lato, il rilievo di frammenti di plastica visibili ad occhio nudo è abbastanza agevole, lo stesso non può dirsi per le cosiddette microplastiche, difficilmente rilevabili se non con l’impiego di strumenti molto sofisticati.

 

L’Istituto Zooprofilattico dell’Abruzzo e del Molise “G. Caporale” ha ultimamente presentato due progetti di ricerca in ambito europeo, finalizzati a valutare in maniera oggettiva tale problematica emergente, che costituisce un’ulteriore minaccia alla sopravvivenza delle tartarughe marine.

 

 

19 settembre 2018 (CDI)

 
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