Ritratti familiari
Foto di Maurizio Anselmi
Gli animali sono nel nostro vissuto, nei nostri ricordi, nelle nostre terre, nelle nostre strade, nelle nostre case. Gli animali ci circondano. E non solo fisicamente. Gli animali sono dentro di noi perché sono nelle nostre parole. Pensateci. Basta fare mente locale sui tanti modi di dire che li riguardano. Modi di dire che utilizziamo ogni giorno, spesso senza farci caso.
A tutti capita di essere, almeno una volta nella vita, un agnello tra i lupi e legare l'asino dove vuole il padrone. Ci succede di dire bufale, menare il can per l'aia o litigare come cani e gatti. Capita di avere una febbre da cavallo e, per questo, non essere per niente a cavallo. Oppure essere vispi come galli, magari trovarsi al cospetto di una gallina dalle uova d'oro ma di non saperne approfittare per il semplice fatto di essere testardi come muli. Di tanto in tanto ci si trova anche nella spiacevole posizione di far ridere i polli o peggio essere la pecora nera. E allora sono due le reazioni possibili: sbuffare come un toro o piangere come un vitello. In entrambi i casi non è raro avere la pelle d'oca.
Le parole sono importanti, così come i modi di dire. Ma a volte assumono dei significati sbagliati, quantomeno opinabili. Per esempio dare dell'animale a qualcuno è universalmente considerato offensivo. Eppure basta osservare gli animali di questo calendario per sentirne il calore umano. Come fossero persone care in un ritratto di famiglia.
Vincenzo Caporale
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